Di Vittorio, durante il I Congresso delle organizzazioni sindacali dell’Italia liberata (Napoli, 1945), affermava che il sindacato doveva promuovere discussioni, assemblee e far partecipare le lavoratrici e i lavoratori alla vita sindacale. Doveva essere l’espressione libera della massa, e solo attraverso una vita sindacale così concepita – e non attraverso il burocratismo – si sarebbero formate le le nuove e i nuovi dirigenti.
A partire dalla CGIL di Di Vittorio, la formazione è stata la punta di diamante della CGIL. Le prime notizie concrete sul funzionamento diuna scuola sindacale locale provengono da Novara e risalgono al 1949. Nel 1950, poi, sarà la volta di Gallo Bolognese, e successivamente di Modena.
Da lì sono passati molti congressi e conferenze, ma tra fasi di accentramento e decentramento, la formazione è rimasta la priorità dell’Organizzazione. Dopo essere stata oggetto di numerose risoluzioni congressuali e di convegni, nel 1981 è entrata a pieno titolo nel nostro Statuto, come elemento di garanzia democratica e partecipazione:
“La CGIL e le organizzazioni confederali nell’ambito delle rispettive competenze e sempre praticando e organizzando la partecipazione dei lavoratori si propongono di realizzare i propri scopi: […] h) potenziando a tutti i livelli un’attività sistematica di formazione sindacale che renda effettiva e qualifichi la partecipazione dei lavoratori ai compiti e alle responsabilità del sindacato”.
“L’autonomia del sindacato si esprime fondamentalmente con il più ampio esercizio della democrazia e della partecipazione dei lavoratori alla vita sindacale, all’elaborazione della sua linea politica con l’assoluta aderenza delle sue scelte agli interessi particolari e generali dei lavoratori, con lo sviluppo di una qualificata formazione dei quadri sindacali e l’autofinanziamento da parte dei lavoratori”.
Nel congresso del 1986 la formazione sindacale viene per la prima volta definita “risorsa strategica dell’organizzazione”:
“La formazione sindacale deve favorire la partecipazione di decine di migliaia di quadri sindacali, di delegati, di nuovi iscritti al grande sforzo che il sindacato deve compiere nel penetrare dentro ai sistemi organizzativi e produttivi per cogliere con i lavoratori la portata delle innovazioni e cercare di influire il più possibile sulla loro natura, aggiornando forme, contenuti e metodi dell’intervento del sindacato e allargandone la rappresentatività. […] il superamento dell’idea di formazione come intervento eccezionale, la rapida obsolescenza delle conoscenze scientifiche e tecniche, il crescente divario tra i livelli medi di cultura e il profondo mutare del contesto entro cui l’esperienza sindacale viene elaborata e modellata da generazioni diverse di quadri sindacali pongono il problema di una formazione ricorrente. È compito degli organi dirigenti a ogni livello valutare con attenzione l’apporto specifico che deve venire dall’azione educativa formalizzata e farla affermare come parte essenziale del lavoro di direzione politica e organizzativa”.